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martedì, 24 giugno 2008

Da Liberazione online...

Viaggio nei congressi di Rifondazione/1 Cintura di Torino, dove vince la mozione 1 (Ferrero-Grassi-e altri/e)
 
«Ma quale identità, oltre il partito c'è il nulla»
Salviamo ciò che esiste per riprenderci il domani
 
Maggio 2007, l´allora segretario del Prc Franco Giordano e l´allora ministro della Solidarietà ...

Stefano Bocconetti
Torino (nostro inviato)
Là dove vince Ferrero. Un breve, brevissimo viaggio - superificiale come tutti i viaggi - in quel pezzo d'Italia che prima era «il territorio della Fiat», così come lo era dell'Olivetti. Ora è ancora un po' della Fiat ma è anche tante altre cose: università, banche, scuola, design, ricerca, cinema. Il Piemonte, insomma. Viaggio, brevissimo viaggio in questo "pezzo" di Rifondazione dove la mozione firmata dall'ex ministro della Solidarietà sembra affermarsi. Certo, mancano ancora i congressi cittadini, manca ancora qualche sezione di quelle che "pesano", ma la tendenza è quella. In qualche caso, marcata.
E che partito si sta disegnando? Ridisegnando? Per il cronista la risposta è difficile, complicata. Ti accorgi che c'è un mix di nostalgie e speranze, difficile anche solo da raccontare. Tanto vale far parlare i protagonisti, allora. Alberto Deambrogio è, appunto, uno di loro. E' il segretario regionale di Rifondazione. A raccontare che tipo di dirigente sia, prima ancora delle parole, ci pensa la sua storia personale. E forse - almeno un po' - anche il modo come è arredata la sua stanza. Immagini, poster, foto che raccontano della Val di Susa, le lotte che lui stesso ha dato una mano a costruire. Ma anche immagini delle occupazioni dei sem terra brasiliani, battaglie di terre lontane. Immagini dove non c'è una sola falce e martello. Sì, forse una, ma è in un manifesto di Rifondazione.
E la sua storia è un po' in sintonia con queste immagini. Viene da Casale Monferrato (e dice che «non è facile farsi accettare a Torino, anche in un partito di sinistra, se si viene dalla provincia»), ed ha «incrociato» Rifondazione tardi. Molto tardi. Aveva già fatto l'università, era tornato a casa e assieme ad amici aveva costruito una delle tante associazioni di cui è piena la sua regione. Un po' luogo di ritrovo, luogo di discussione, un po' organizzazione politica di base. Loro pensavano, discutevano su come cambiare una sinistra che non li soddisfaceva. Poi l'incontro con Rifondazione, l'impegno nel partito. La scelta di diventarne un dirigente. E consigliere regionale. Prima ancora che lo prevedesse lo Statuto, però, lui aveva già deciso che questo suo incarico sarebbe stato a tempo. Fra un po' se ne andrà, insomma, andrà a fare altro. E non ha molta paura del futuro, visto che di anni ne ha solo quarantadue.
Lui, insomma, li conosce i «movimenti», le vertenze territorio per territorio. Lui, nella sua cittadina, ha dato una mano a costruire una sede unitaria per la sinistra. Per questo - no, non si inalbera perché è tranquillo, pacato, riflessivo e anche molto simpatico - la prende male se gli chiedi come faccia uno con la sua storia a sposare una tesi «neoidentitaria», come si dice oggi. Quella di chi non vede il partito come fine ultimo, ma quasi. «Sbagli - dice - e sbagli di grosso». Anche per lui Rifondazione è solo un mezzo. «E sia chiaro - aggiunge - non sto parlando di un partito qualsiasi, sto parlando di quella Rifondazione che ha scelto di innovarsi, di sperimentare. Di innovare».
Lui non sa che fine debba fare il partito domani, ma sa che oggi ce n'è bisogno. «Perché qui da noi, più che altrove, in controluce si può leggere nettamente il rapporto che c'è fra lotte sociali e voto». La sinistra, Rifondazione, insomma, ha retto solo laddove era stata protagonista di vertenze, di battaglie. A lui interessa questo, niente altro. Non gli interessano, insomma, le «mummie», non gli interessa un partito che vive solo di simboli o di ricordi. «A me il partito serve per ricominciare, nei territori, le vertenze, le aggregazioni. Mi serve per riprovare a costruire pratiche sociali unitarie». Vorrebbe organizzare le comunità locali. Domanda: ma non ti sembra un controsenso, provare ad essere animatori di movimenti che devono essere «autonomi», plurali - lui stesso lo sottolinea - e poi mettere in piedi un partito nel quale quelle comunità non possono riconoscersi? Perché magari si definiscono in un altro modo, perché sono cattolici, ambientalisti, animalisti, socialisti o qualunque altra cosa? Non è un controsenso suscitare battaglie unitarie e poi costruire un partito che, anche nella migliore delle ipotesi, non potrà rappresentare tutti i protagonisti di quei movimenti? «Sbagli anche in questo caso. Io sono rispettoso dell'autonomia politica, culturale di chi ho davanti. Sono rispettoso al punto tale che trovo sbagliata, sbagliatissima la storia della "costituente" di sinistra di cui parla Vendola. Perché lo sanno tutti che andrà a finire con la nascita di un nuovo soggetto politico. E allora, ti chiedo: chi è che ha una concezione antica? Io che mi impegno a garantire la pari dignità di tutte le posizioni o chi pretende di ridurre ad una tutte le differenze?».
Ma ad Alberto Deambrogio non va di fare polemiche. Gli interessa di più insistere sul «come ripartire» dopo la sconfitta. «Abbiamo bisogno di nuove pratiche politiche. Subito, ora. Da sperimentare nei territori».
Ed eccoli, allora, queste territori. Castellamonte è un piccolo centro, ad una quarantina di minuti da Torino. Un po' dopo l'aeroporto di Caselle. Un nome che potrà non dire molto ma è un centro significativo. Anche se si vuole "leggere" Rifondazione, quel che avviene lì dentro. Perché qui il partito - età media alta, altissima - è fatto soprattutto di pensionati che una volta erano alla catena di montaggio. Alla Fiat soprattutto ma anche nelle altre fabbriche dell'indotto. Oggi, la cittadina è quasi irriconoscibile. Qui, adesso, chi è che dà lavoro è quasi solo l'azienda pubblica dell'acqua. Centinaia di dipendenti. Anche la sezione del Prc è nuova, tre o quattro anni. Pulita, riverniciata, ordinata. Non proprio efficiente magari: la macchinetta del caffè è andata da ormai due anni. Qui, gli anziani si riuniscono una volta a settimana, il venerdì, la sera. E non prendono caffè, un grappino magari sì, ma niente caffè. E poi, sul tavolo, trovi le copie di Liberazione vecchie di mesi, quando ancora usciva nel formato grande. Comunque, la stanza nel giorno del congresso è piena. Non sono tantissimi, ma le sedie sono tutte occupate. E qualcuno resta anche in piedi.
Si consumano le operazioni burocratiche, la verifica dei presenti, il loro diritto al voto. Operazioni che fanno un po' sorridere in una stanza dove si conoscono tutti. Da una vita. Poi, la sala ascolta con attenzione quel che hanno da dire i presentatori delle varie mozioni. Ascoltano, chiedono chiarimenti. Ma si vede che ne hanno già discusso fra di loro. La pensano più o meno tutti allo stesso modo. E la pensa allo stesso modo anche un altro anziano, che prima di cominciare la discussione porta al tavolo della presidenza la sua lettera di dimissioni. Con sù attaccata con una attach la tessera di Rifondazione. Non se la sente più di continuare in un partito diviso in correnti, di un partito che sente lontano.
Gli altri qui se lo aspettavano, hanno provato a convincerlo ma non c'è stato nulla da fare. E allora si va avanti. Si chiamino Mario Peretti, Walter Morando, Ezio Raffeghelli, Giovanni Vautero e tanti altri. Il loro è un fuoco di fila. Raccontano aneddoti della campagna elettorale e spiegano che si è perso - almeno qui si è perso - perché non c'era la falce e martello nella scheda elettorale. Dicono che loro non faranno mai parte di un partito che non abbia quel nome e quel simbolo. Dicono che «prima di tutto», prima delle alleanze e delle analisi, c'è la sopravvivenza del partito. A questo bisogna dedicarsi.
Fra di loro c'è anche una ragazza, diciottenne. Rachele Contaro. Non prende la parola, non parla al congresso. Come tanti suoi coetanei sta cercando un lavoro, sta cercando qualcosa da fare finite le scuole superiori. Non ha molta voglia di parlare. Se insisti con mille cautele, però, ti spiega che per lei il partito non è un'entità astratta. «Non so come dirti: a me serve un partito. Che esista, che ci sia. Che magari mi aiuti nelle mie, nelle nostre battaglie. Che mi aiuti a cambiare la mia condizione». Quasi le stesse parole, userà anche un'altra donna. Giacometta Papas, l'unica che sia intervenuta nel dibattito. Anche lei chiede innanzitutto di salvare il partito. Non ha identità da salvaguardare, non ha simboli da preservare. Chiede una sorta di partito di servizio. «Qui la gente non ce la fa, tanti non ce la fanno. Mi serve un partito per ricominciare ad organizzare queste persone, dargli uno strumento per provare a cambiare».
Tanti non ce la fanno. Per tanti è difficile, difficilissimo. Come per quella ragazza che non ha i quindici euro per pagare la tessera di Rifondazione. Sembra assurdo ma è così. Poi si vota: alla mozione Vendola neanche un voto, uno a quelle di Pegolo. Gli altri, tutti gli altri votano la mozione di Ferrero. Tutti e sei i delegati saranno della prima mozione.
Andranno al congresso di federazione a difendere le ragioni di un partito che deve riscoprire la sua natura operaia. Che deve difendere i suoi simboli. Che, se serve, deve fieramente difendere le ragioni della sua esistenza. Lo dicono tutti e chiaramente. Il resto viene dopo: anche la vicenda dell'acqua. Che qui, nonostante quello che si possa pensare, costa più che a Torino. Perché anche se si è a due passi dalle montagne è inquinata e prima di essere distribuita nelle case deve essere depurata. Una battaglia che può aspettare, però, prima c'è il partito.
Renato Patrito, è anche lui un dirigente di Rifondazione. E' torinese, lavora all'assessorato provinciale alla solidarietà sociale, è tesoriere della federazione. Spesso, in questo periodo, va in giro per congressi a spiegare le ragioni della mozione Ferrero. Questi discorsi, i discorsi di un congresso come quello di Castelmonte un po' lo mettono in imbarazzo. O almeno non sono i suoi discorsi. Certo, lui dice che comunque compito di un gruppo dirigente è quello di portare sul «terreno dell'innovazione» tutto il corpo del partito. Anche chi vive con lo sguardo rivolto al passato.
E lui all'innovazione ci crede. Crede anche in un progetto unitario. Che metta assieme la sinistra. Il problema - dice - «è che fuori da Rifondazione c'è il deserto». Esattamente il «deserto dei Tartari», dove invece di un nemico immaginario tutti aspettano un «amico». Ugualmente virtuale: la Sinistra democratica, i Verdi, i dirigenti dei metalmeccanici. «Fuori da Rifondazione, non c'è nulla, lo vogliamno capire o no?». E allora, non si può disperdere questo partito, questa comunità sull'altare di qualcosa che non esiste. Se non nelle fantasie di qualche dirigente romano.
Tornando a Torino, Renato Patrito continua a parlare. E ti accorgi che anche per lui le cose non sono così semplici, non sono tutte bianche o nere. Lui, come tutti, sperava in un altro risultato. Che avrebbe potuto avviare un'altra stagione di rapporti a sinistra. «Qualche volta però - dice - bisogna andare a lezione dalla realtà. E la realtà ci dice che fuori da Rifondazone non c'è nulla». Il risultato di questa analisi, allora, è uno solo: bisogna salvare l'unica cosa che è rimasta. Salvarla e continuare a tarsformarla. Ma innanzitutto salvarla.
Forse, ma questo non lo dice, anche a costo di dare spazio a chi sembra aver cancellato gli ultimi dieci anni di Rifondazione. A chi ha già pronta una ricetta facile facile. Tornare davanti alle fabbriche, tornare a dare qualche volantino e così, come d'incanto, tutto sarà risolto. «Le cose non stanno esattamente come dici - riprende il segretario regionale, Alberto Deambrogio - ma al fondo delle cose che dici c'è un minimo di verità». La verità di una sinistra, non solo di un partito, che ancora non è riuscita a superare, ad innovare la sua cultura originaria. C'è una sinistra, non solo un partito, che ancora pensa che Torino sia una città operaia, solo operaia. E da qui fa discendere tutto il resto, le sue analisi, le sue battaglie. «C'è una sinistra ancora molto alla ricerca di una sua identità», aggiunge Deambrogio. Tutta la sinistra, anche le nuove espressioni. Perché forse non è un caso che qui, a Torino, ci siano i centri sociali più chiusi. Più settari. Non è un caso che qui sia più difficile che altrove parlare di ambiente, di differenza di genere, di diritti. Di povertà, che non sia solo quella economica. Lui, e tanti con lui, credono che per superare tutto ciò ci voglia più Rifondazione. Più partito. I mesi dopo il congresso diranno se avevano ragione.


24/06/2008

postato da: SanteCaserio alle ore giugno 24, 2008 08:57 | Permalink | commenti (13)
categoria:politica, vita personale, prc
venerdì, 20 giugno 2008

Ero indeciso su cosa scrivere in questo post.

Da una parte è la prima volta che il mio circolo non si esprime all'unanimità.

Intanto un pò di dati;

- dai 27 tesserati che eravamo siamo passati a 37 (la cifra precisa mi manca)

- 18 voti mozione Vendola, 7 voti mozione Acerbo (Ferrero), 2 astenuti, 1 voto mozione Disarmiamoci

La segretaria mi ha fatto i complimenti per esser riuscito a portar 'sì tanti voti a una mozione opposta alla sua (è vendoliana). Da questo punto di vista posso solo esser contento. Anche perchè ho rifiutato i cammelli (persone che vengono solo per votare e poi spariscono, magari neanche di sinistra).

I vecchi compagni, se si escludono me e la segretaria, si sono quasi tutti astenuti o hanno votato la 5. Nessuno si è espresso appoggiando in pieno una mozione, anzichè un'altra. A nessuno, come ho scritto nel mio intervento, piace come siamo arrivati a contarci. La cosa iniziava alle 18:30, mentre si votava alle 22. Verso le 21-21:30 è arrivata una folla notevole di facce sconosciute o quasi. Qualcuno dice che erano tesserati anche l'anno passato. Ma erano comunque fantasmi, perchè eravamo tutti stupiti. Il sospetto che fossero cammelli e parenti è molto alto, ma preferisco lasciar perdere sospetti non verificabili. Anche perchè di solito da noi votano 9 persone...

Guardando alle cose positive sarò delegato al Congresso Provinciale, così da poter mantenere un profilo autonomo anche più "su".

E' possibile che, nonostante i risultati, diventi segretario del circolo. La cosa non è semplice, ed infatti non so se accetterò; tutti gli attivi han votato Ferrero o si son astenuti (tranne la segretaria, ovviamente).

Non mi interessa fare polemica. Il circolo resta unito nel fare. Sono rimasto deluso da com'è andata ma non mi metto a criminalizzare nessuno. Può anche darsi che queste persone si siano fatte avanti perchè volevano, e che semplicemente non abbiano il tempo di fare qualcosa di più del semplice votare.

Il nostro lo abbiamo fatto. E il congresso va avanti. L'importante è aver rifiutato certe logiche, e aver mantenuto un profilo onesto. La politica è anche morale, per quel che mi riguarda.

postato da: SanteCaserio alle ore giugno 20, 2008 09:00 | Permalink | commenti (24)
categoria:politica, vita personale, prc
martedì, 17 giugno 2008
Non ho il tempo per dedicare un post alla notizia... mi limito ad aggiungere questa premessa, perchè ha rilevanza obbiettiva oltre che personale; è morto, all'età di 86 anni 

Mario Rigoni Stern

 Non avrei avuto comunque molte parole che valesse la pena scrivere... ci sono igà quelle che ha scritto lui
 
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Intervento al Congresso di circolo
rifondazionenonsiscioglie
Non lo trovo molto soddisfacente. Ma con condizioni di salute molto precarie ho riscritto due o tre volte, abbandonando l'intento ed accontentandomi. L'etica di Fucina impone la pubblica denigrazione. :-)
 
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Cari compagni,
come Antonella condivido l’importanza che attribuisco al nostro circolo e al partito della Rifondazione Comunista. Oltre, ovviamente, a comprendere il ruolo fondamentale che la Sinistra deve avere, oggi più che mai. Credo che occorra avviare una riflessione seria e non militarizzata a mozioni sul senso che può avere il nostro stesso essere in politica. Ritengo fondamentale capire che da molti anni siamo andati in una degenerare della situazione politica, soprattutto del Partito. Nonostante Rifondazione resti l’unica realtà ex-parlamentare che abbia cercato di muoversi, di comprendere i cambiamenti senza cedere ai riformistucci (come li chiamerebbe Gramsci), è evidente cha abbiamo sbagliato molte cose.
Già chiedere ai nostri militanti cosa intendono per comunismo sarebbe interessante e so che in questo stesso circolo rischieremmo di non finire più. Questo, a mio modo di vedere, è un patrimonio unico. Non avere una risposta standardizzata su canoni togliattiani è un buon punto d’inizio.
Questo congresso ha rimandato la riflessione oltre l’estate, dopo l’elezione di nuove segreterie. Lo ritengo un errore grave. Prioritario era interrogarsi, non conquistare le segreterie, che andrebbero chiuse fino a che i circoli non torneranno a riempirsi. Nel dibattito a cui stiamo assistendo sui giornali in queste settimane sembra essere sfuggito che ormai non rappresentiamo quasi più nessuno.
 
Sono amareggiato rispetto alla situazione nazionale, e parlo di quello che si è venuto a creare soprattuto dopo la sconfitta. Subito si è sentito parlare di golpismo e c’è chi si è sentito capro espiatorio non appena si è parlato di responsabilità.
 
Prima di spiegare la mia scelta, per una volta diversa da quella di Antonella, volevo ringraziarla, non tanto per avermi citato, quanto per l’impegno e il cuore che ha dato al Partito e al circolo. È stata per me un esempio importante e se non mi sono mai risparmiato è stato anche perché vedevo che c’erano anche altri a dare il massimo possibile.
 
Detto questo provo a dirvi perché ritengo il voto alla mozione Acerbo (quindi Ferrero, Grassi, Mantovani) la scelta migliore per il nostro partito. Mettendo in premessa che se siamo arrivati ai pesci in faccia tra Russo Spena e Giordano, tra Vendola e Ferrero, la responsabilità è di entrambi. Dalle polemiche sulla TAV ai sospetti tesseramenti nel meridione. Non criminalizzo una sola parte del partito. Sarebbe opportunista e, francamente, ipocrita. Le poltrone sono poltrone, concedetemi questa cattiveria gratuita. E le poltrone sono in 4 mozioni su cinque, incluse quelle di Vendola e Ferrero.
 
Io non credo che questo congresso ci darà risposte e non penso nemmeno che a settembre avremo trovato la luce alla fine del tunnel. Credo che questo congresso ormai ci sia arrivato tra capo e collo e sia necessario affrontarlo. Soprattutto per chi non è mai stato coinvolto in strani disegni e ragiona in modo autonomo.
 
Potrei attaccare a spiegarvi cosa non condivido delle 4 mozioni che non voterò. Sarebbe però inutile, perché poi si scadrebbe in un botta e risposta del tutto inutile per me.
Cerco di dirvi brevemente i motivi per cui darò il mio voto convinto alla Prima;
Ø                  è l’unica a raccogliere almeno una minoranza cospicua che chiede a gran voce la gestione unitaria e aveva fortemente richiesto un congresso che evitasse la militarizzazione delle mozioni, andando per un confronto a tesi
Ø                  non parla di unità dei comunisti e stop. Non parla di unità con i socialisti e stop. Occorre rendersi conto che c’è poco da unire in quel che fu la Sinistra Arcobaleno, se non la segreteria di Fava, gli amici di Dalema e una minoranza dei Comunisti Italiani, per non parlare di pochissime tessere dei Verdi.
Ø                  l'unità và fatta sui contenuti e con la gente. Altrimenti facciamo come con la SARC, che ha ottenuto un 3,2% chiaro ed esplicito. Dobbiamo recuperare quei voti persi in utilità, in delusione, in astensione. Non abbiamo più fatto niente di sinistra, in questi due anni, a parte qualche slogan e un paio di manifestazioni. Abbiamo perso la gente, senza rimarcare una netta distinzione col PD. Non siamo più credibili e non presentiamo nessuna idea alternativa di società.  Per questo dobbiamo tornare a confrontarci con quelli che pretendiamo di rappresentare. E non mi si venga a dire che gli elettori anti-comunisti dei Verdi o gli ex-diessini possono condividere le mie proposte strutturali di alternativa. È ovvio che un’unione di forma frustrerebbe ancor di più i militanti.
Ø                  io ho sperimentato l’unità della sinistra in campagna elettorale, e credo di sapere di cosa parlo. Siamo d’accordo su numerosi punti. E su quelli dobbiamo parlare ad una sola voce, magari interpellando ben altro rispetto a quei miseri palazzotti di partito che sono rimasti dopo la batosta elettorale. È stato citato recentemente il partito del Pomodoro olandese, che ha fatto del radicamento sociale il suo punto forte. Su questo mi sento di essere d’accordo (anche se non condivido le posizioni di chi ci vorrebbe plasmare sul modello olandese).
Ø                  per radicarci nuovamente fra le persone non possiamo pensare di fare una confusione meramente formale. La buona volontà non è bastata. Il nostro partito rappresenta una possibilità unica per sbloccarci da questo stallo drammatico. Proprio per quello che dicevo all’inizio delle tremila visioni che si hanno del termine “Rifondazione Comunista”. Nel caso vincesse la parte più vicina a Sinistra Democratica o la parte più vicina ai Comunisti Italiani credo che avremmo l’esatto opposto di un processo unitario. Rischieremmo di vederci divisi in tre tronconi. Da una parte chi in questi mesi ha parlato di comunismo come tendenza culturale, che è un’opinione legittima che non oso criminalizzare quindi non mi fraintendente, dall’altra i comunisti “puri” (si fa per dire). E nel mezzo la mozione Ferrero. In pratica io credo possibile che questo partito si spacchi in tre, arrivando a qualcosa di obbrobrioso per il nostro stesso Paese. Io credo che ripartire da Rifondazione voglia dire recuperare il nostro partito. In questa campagna elettorale eravamo in meno di 5 a lavorare per le elezioni. Dove sono andati a finire tutti gli altri? Io credo di aver convinto diverse persone a partecipare a un processo importante che rilanci il nostro circolo. Perché non mi illudo delle possibilità che abbiamo e voglio scommettere molto sul locale e sulle potenzialità che abbiamo nell’immediato. Voglio però che rimanga un partito come Rifondazione a farci da contenitore, senza vederne snaturato nulla, se non i processi di burocratizzazione e verticistici tenuti nell’ultimo periodo.
 
Per ultimo, quasi a battuta, ecco altri due motivi
o       Dalema sostiene che dialogherà con il PRC solo in caso di vittoria di Vendola.
o       Ochetto ha parlato dell’idea di Vendola e Fava come del suo vero progetto alla Bolognina. Beh, insomma, un po’ come dire “ecco cosa doveva diventare la Quercia”. Ma compagni, non siamo nati contrapposti alla Quercia?
 
Sono battutacce che vorrei non facessero dimenticare quanto ho detto prima, che tutto era men che un discorso poco serio.
postato da: SanteCaserio alle ore giugno 17, 2008 23:37 | Permalink | commenti (22)
categoria:politica, vita personale, prc
venerdì, 23 maggio 2008
Il nucleare era solo una promessa da marinai? Io continuo ad essere della mia idea. (Vedi post qui sotto del 10 maggio). Ci proveranno. Fa gola a troppi imprenditori e la coscienza collettiva, anti-nucleare, non è affatto radicata. Nello stesso PD (che almeno su questo sembrava all’opposizione) ormai traballano diversi esponenti.
Ci ritroveremo a fare una battaglia importante e utile di qui al 2013. Speriamo porti a qualcosa. Nel frattempo abbiamo finalmente trovato il modo per riempire ancora di più le carceri con il reato di clandestinità. E risolto il problema munnezza. Mandare l’esercito a spianare gli spiazzi per le discariche è una trovata geniale.
Ugualmente si è tolta l’ICI a tutti, sottraendo fondi ai comuni e avvantaggiando anche chi proprio male male non stava.
Rete 4 è salva (?). I pochi reati ancora traballanti sulla testa del premier ormai possono considerarsi acqua passata. I fascisti non sono più figli di un dio minore. E, udite udite, la politica è cambiata. Ma dov’è cambiato l’esecutivo Berlusconi? Cos’ha di diverso rispetto a sette anni fa (se non la mancanza dell’UDC)?
Diciamo la verità… Repubblica e l’Unità sono un po’ imbarazzati. Anche loro sanno che l’unica cosa che è cambiata è il clima. Al di là dell’IDV che urla e starnazza, vuoi per opportunismo, vuoi perché ha rappresentati di un certo tipo, non c’è più nessuno che voglia fare opposizione. Il clima da larghe intese serve ad assicurarsi i voti dei moderati al prossimo turno, per la legge del bipartitismo perfetto. Berlusconi li ha fregati, tentando l’abbraccio mortale. Spiazzando completamente la strategia veltroniana è passato al contrattacco.
Da tutto questo viene fuori una piccola riflessione sulla democrazia… però la rimando a tempi più maturi (ossia a una maggiore disponibilità di neuroni).
 
Traballa la mia fiducia nell’uomo ;)
postato da: SanteCaserio alle ore maggio 23, 2008 01:09 | Permalink | commenti (60)
categoria:politica, vita personale
martedì, 13 maggio 2008

Solitamente evito il carattere personalistico (stile Caro diario, oggi il caffè era alto, ma io avevo chiesto un caffè basso...)

Ma in questi giorni (vedendo che per la seconda volta in due mesi si ripete la stessa cosa) mi viene da chiedermi quanto valga la pena anteporre ciò che si ritiene giusto a quanto invece serve. Il pensiero è riferito all'università, sacrificata all'altare del volontariato e della politica (diciamocelo, più che altro alla politica, se si includono valanghe di articoli et simila).

Mi chiedo a cosa serva e se riuscirò a non disperdere al vento lo studio di storia moderna.

E collegato a tutto questo, anche per via dell'intervista a Vendola su Liberazione, viene spontaneo un interrogativo (chissà chi avrà il coraggio di rispondere eheh).

Cos'è il comunismo per voi?

Poi prometto che provo a scrivere un post! (rispondendo io stesso alla domanda)

:-P

immagini liberamente tratte da;

http://giglioflorentia.files.wordpress.com/2007/12/che-guevara-communism-killed-tshirt.jpg

http://www.matrixbusinesscoaching.com/Pictures/fotolia_QuestionMark.jpg

 

postato da: SanteCaserio alle ore maggio 13, 2008 09:06 | Permalink | commenti (50)
categoria:politica, vita personale
domenica, 11 maggio 2008

L'esame da preparare e gli ospiti in casa impongono una pausa domenicale.

Raramente rispettata.

Semmai questo post lo cancello (ma magari si riempe di commenti :)).

Buona domenica a tutti.

Vi lascio con questo

(p.s. semmai pensavo di solo per chi non ha di meglio da vedere. Un pò deludente. Un bel 6).

 

postato da: SanteCaserio alle ore maggio 11, 2008 11:33 | Permalink | commenti (13)
categoria:vita personale, satira
giovedì, 08 maggio 2008
La data è solo quella di "scrittura".
E' una cosa da correggere e rivedere. Si accettano consigli. Ma è anche un accenno di nuovo inizio.
Dmitrij Palagi
07/05/2008
Non siamo morti
 
La storia insegna che le sconfitte più forti nascondono occasioni uniche.
La situazione, nel Paese, non è delle migliori. Anzi.
Non mi dilungo su tutto ciò che non ha funzionato e tutti gli errori fatti. Questo perché lo spazio è breve. Ciò che importa è sottolineare alcuni aspetti. Evidenziare le necessità e l’opportunità di rifondare in modo completo, in modo vero.
Non siamo morti. Esiste una parte di paese che, per quanto frustrata e delusa, rifiuta profondamente e con sdegno ogni logica fascista e mafiosa. Cade quest’anno il trentennio dell’omicidio di Impastato. Simbolo di quella cultura comunista che non sta a guardare troppo per il sottile chi è vittima di chi. Di quella politica che senza mezze misure sta dalla parte degli oppressi. Ieri lo chiamavano proletariato con coscienza di classe. Oggi quella coscienza è stata curatamene distrutta e dissolta al vento del liberismo. Il nuovo capitalismo è tanto più distruttivo quanto meno apparente.
Ognuno di noi si ritiene ormai un borghese, perché ha una piccola attività o la partita IVA. Ma il borghese è chi detiene i mezzi di produzione del capitale. E quelli li ha solo un 10% della popolazione. Il resto, in Italia, come nel mondo, si spartisce le gentili concessioni del sistema.
Siamo giunti ad accettare che l’aumento del salario sia legato alla detassazione degli straordinari. Non si chiede più una busta paga dignitosa, si chiede di poter lavorare di più, mettendo anche a rischio la propria salute e alienandosi completamente.
Si sceglie cosa studiare solo in funzione di un guadagno futuro. Il proprio corpo e la propria mente sono solo merci da far valere nel mondo del lavoro. Si accettano contratti sempre più inconsistenti e di mera facciata, divenendo una nuova forma di schiavitù. Ci si indigna per gli incidenti sul lavoro senza condannare nessuno, come se fossero tragici eventi che fanno parte dell’equazione della vita.
La verità è che esiste una lobby che, coscientemente o meno, continua a vivere sulle spalle degli altri. E che il successo più grande delle destre è quello di indurre le persone a pensare per se stesse.
A questo si aggiunge il senso di paura, che tante porte apre a personaggi improbabili.
No. Deve esistere un partito che dice; pensate a chi vi sta accanto, pensate a tutti quelli che stanno male, cerchiamo le vere falle del sistema. Cerchiamo di spiegare che il senso di paura diffuso non è tanto per la criminalità, che statisticamente è in continua diminuzione, quanto per la precarietà della propria vita.
L’impoverimento della popolazione oggi permette di chiarire qual’è il divario enorme tra chi sta bene e chi non ce la fa ad arrivare a fine mese.
I fascisti, continuamente sottovalutati, oggi girano nuovamente per le città. Si permettono di urlare motti del Ventennio dentro alle Case del Popolo e, udite udite, sono percepiti, assieme ai leghisti, come i difensori della fasce deboli.
Gli errori principali sono nostri, sono a sinistra. Ma oggi l’occasione è definitiva quanto unica. Possiamo finalmente, in piena libertà, radicarci nel territorio. E fare in modo che la massa elettorale diventi un nucleo attivo protagonista del processo politico.
Possiamo dare un profilo chiaro a questo partito; Rifondazione sta dalla parte di chi sta male, sta dalla parte di chi non accetta questo sistema. Rifondazione è un partito radicale, che rifiuta radicalmente ogni compromesso che uccide e sfrutta. Noi stiamo con gli oppressi e difendiamo gli interessi degli straccioni. Perché gli interessi di chi sta male non gli difende nessuno, se non chi sta male. È Rifondazione non è una cosa distinta dagli oppressi. Gli sfruttati sono Rifondazione. Partito e lavoratori sono le due facce della stessa medaglia.
Le banche hanno interesse a stipulare mutui. Il mercato ha interesse a dare qualche soldo su cui lucrare. La politica di palazzo ha interesse a sopravvivere.
Noi dobbiamo lasciar perdere discorsi superflui e sbagliati. Non dobbiamo continuare ad esistere come simulacro di un passato. Non dobbiamo restare simbolo di generazioni che pian piano verranno a tramontare.
Dobbiamo ritornare, senza ambiguità, su posizioni chiare. E ricostruire un sistema alternativo a quello presente.
Ma occorre che ci sia una spinta dal basso. Il radicamento non può essere imposto dall’alto.
Le possibilità sono infinite. Basta coglierle. E capire che i partiti di Confindustria e delle banche non aiuteranno mai il bestiame di cui vivono. Si limiteranno a pascolare i loro investimenti. Lenendo le malattie più gravi, abbattendo le anomalie e criminalizzando chi decide di creare alternative.
Esiste ancora lo spazio per vivere e lottare. Uno spazio da coltivare.
Fuori da logiche padronali e di poltrona.
Dalla parte di chi sta male, e dalla parte di chi ha bisogno. Per una società basata sulla solidarietà e non sul profitto!
Oggi si vive senza diritti alla casa, oggi si vive senza sapere se ci sarà un lavoro alla fine del contratto, oggi si vive nel terrore di avere un figlio per il rischio di perdere il posto, oggi si vive con teste rasate che inneggiano a criminali omicidi, oggi si vive credendo che la società non abbia più conflitto, oggi si vive pensando solo a se stessi, oggi si vive temendo di amare il proprio simile perché troppo dissimili.
Noi diciamo che tutto questo è inaccettabile.
E proporremo alternative. Rifonderemo quella tradizione che difende gli inermi.
 
Occorre mettere da parte ogni snobbismo e ogni titubanza. Non ci sono argomenti che tengano. Si parte praticamente da 0. Ed è l’occasione che deriva dalla sconfitta. Una possibilità irripetibile e per questo ineguagliabile.
 
Abbassate i coltelli compagni. Stringete le fila e costruiamo qualcosa che faccia tremare un sistema da troppo tempo in piedi.
 
Nel concreto
 
La proposta è quella di partire dai nostri circolo. Tesserati o non, dobbiamo tutti spingere verso quella rifondazione indispensabile. Prendendo contatto con le varie realtà e costruendo una realtà ancora più importante, ancor più alternativa.
 
Cicli di incontri, sede aperta, porta a porta, iniziative pubbliche, volantini, articoli di denuncia e, soprattutto, proposte serie e discusse dal basso.
Perché ognuno diventi protagonista. E perché la politica sia lo strumento di chi altrimenti non riuscirebbe a farsi sentire.
postato da: SanteCaserio alle ore maggio 08, 2008 09:19 | Permalink | commenti (33)
categoria:politica, vita personale, prc
venerdì, 02 maggio 2008

Racconto (1)

Exporting freedom

-         So che non si ritiene soddisfatto.

-         Infatti questo mese di prova mi ha convinto a lasciar perdere.

-         Proviamo a cercare soluzioni alternative. Mi dica quali problemi le ha creato.

-         La polvere si deposita troppo velocemente. L’impianto di pulizia non è sufficiente. La sveglia non ha nessuna tonalità sopportabile. Il televisore mostra continui difetti. Il pavimento è scivoloso. Le pareti danno un senso di claustrofobia e il sistema di telecamere è troppo invasivo. Non è che posso fare la doccia avendo l’obbiettivo puntato all’altezza dell’inguine.

-         Certo, certo. Capisco benissimo. Se si ricorda le avevo espresso i miei dubbi per la sua scelta. Il modello “alternative” non riesce mai ad appagare le aspettative.

-         Beh, a questo punto vorrei rompere il contratto. Era l’unico che potesse convincermi. Torno a casa mia.

-         Ma no aspetti. Perché non tenta il modello “libertà e democrazia”?

-         Non lo so, mi sembra esagerato. Non credo di essere pronto.

-         Ma suvvia. Ci pensi. Niente polvere da tirare via. Nessun elettrodomestico da cui dipendere, nessuna interferenza televisiva.

-         Ma non ci sarà proprio il televisore.

-         Sciocchezze, lo spettacolo sarà garantito in modo continuo e a titolo gratuito. Meglio dei fuochi d’artificio. E poi, mi scusi, ma lei non vorrebbe avere qualche animale domestico?

-         Sì, mi piacerebbe un gatto.

-         Ecco, potrà permettersi un felino a sua scelta. Perfino una tigre. E nessun inconveniente di pulizia neanche in questo caso.

-         E il prezzo?

-         Assolutamente identico, anzi inferiore di qualche euro. Ma poi si figuri, col risparmio che avrà per le bollette.

-         Sì forse ha ragione lei.

-         Ovviamente, lei capirà, non c’è periodo di prova. La libertà, come disse il nostro presidente nel 2016, non è cosa da cui si possa tornare indietro. Della libertà non ci si può liberare.

-         Ma sì ma sì. Certo. D’accordo allora.

-         Ecco qui. Lei mi mette una firma e fra due ore cominciamo a bombardarle l’edificio. Vedrà che servizietto. Un’intera formazione aerea e neanche un mattone che resti al suo posto. Rivivrà l’esperienza unica che hanno avuto i popoli liberati.

-         Un po’ di orgoglio in effetti…

-         Lei ha parenti?

-         Solo mia mamma.

-         Ecco, gratuitamente la faremo saltare in area nel suo bagno, scrivendo sulla lapide che fu vittima di vili terroristi.

-         Mi sembra troppo per quel prezzo.

-         Si figuri, non è un caso se abbiamo vinto gli appalti.

-         Appalti?

-         Sì, nei nuovi paesi democratici.

-         Uh, ma non credevo foste gli stessi.

-         Sì, grazie al libero mercato abbiamo un monopolio formidabile.

-         Ma questo fischio?

-         Non capisco

 

Il modello libertà e democrazia era arrivato in anticipo. Cogliendo di sorpresa i civili. Morirono dall’entusiasmo.

postato da: SanteCaserio alle ore maggio 02, 2008 10:12 | Permalink | commenti (12)
categoria:politica, racconti, vita personale
giovedì, 24 aprile 2008

Così capite in che lidi navigo. E le decisioni che prenderò avranno un "prequel"

Sono cose scritte da un militante di base. Non è riferito a nessuno in particolare e non è detto che corrisponda alla realtà. Ma è quello che vedo e che ho scritto con sincerità e onestà. Per correttezza preciso; per adesso mi aggiro tra l'area Ferrero ed EssereComunisti. Ma la mia scelta si baserà anche sul documento nazionale. Ripeto per l'ennesima volta che eventuali sviste sono dovute alla mia posizione marginale.

 

La geografia politica fiorentina

 

Giovani e bertinottiani; liquidazionisti, ad oggi paiono voler ripartire dal PRC, ma restano pur sempre i più vicini all’area Giordano. Con tutto ciò che ne consegue, sospetti e elementi positivi compresi. Sono quelli che comunemente si chiamano vertici, causa delle scelte verticiste. Non parlategli di comunismo. Potrebbero denunciarvi.

 

Area Ferrero; non sono certo dei militanti di base. Fino a ieri uniti con i sostenitori di Giordano. Rifiutano nettamente ogni ipotesi di scioglimento del partito e, al contempo, rifiutano la costituente comunista. Rispecchiano la posizione nazionale di Ferrero. Ma hanno alleanze “scomode”. Pagano inoltre l’essere stati vertici in scelte verticiste.

 

Autoconvocati; rispondono, sul nazionale, all’area di Mantovani (altre voci li danno vicini all'Ernesto). Da diversi mesi sono stati messi da parte e cercano di scalzare l’attuale segreteria. Sono esponenti che hanno ricoperto incarichi importanti (sia istituzionali che di partito). Neanche loro sono i poveri militanti di base discesi sulla terra per salvare il mondo dal verticismo. Non hanno fatto quasi nulla in campagna elettorale, e non hanno contribuito alla festa nazionale tenutasi un anno fa. In questi mesi sono stati quelli seduti comodi che sparano contro tutto e tutti. Rancorosi. Forse uniti con Ferrero. Puntano alla ripresa delle poltrone o a cambiare la società?

 

EssereComunisti e Ernesto; punto interrogativo. Spiccano per coerenza e chiarezza. Con tutti i difetti che gli sono stati imputati in questi anni. In tempi non sospetti venivano definiti la destra del partito, “accordasti”, quelli conservatori. Ad oggi si ritrovano, di fatto, la sinistra “radicale” del PRC (se si escludono quelli qui sotto). A differenza degli altri sono critici sin dai tempi del 5° congresso (2003). Pagano la divisione interna, lacerante, del gruppo di Grassi con quelli dell’Ernesto. La divisione è maturata dopo la scelta di EssereComunisti di non cercare il muro contro muro nei confronti di Giordano, durante l’esperienza del governo Prodi.

Grassi è stato l’alleato di Ferrero nel mettere da parte Giordano. Future alleanze sono dubbie. Il futuro è incerto.

L’area Ernesto vuole l’unità dei comunisti. EssereComunisti si riconosce nella federazione di Ferrero, ma certo si distingue nettamente e da sempre dai vertici. EssereComunisti ha il pregio di lavorare sempre per il partito, anche quando è in minoranza. Critici verso l’Arcobaleno sono fra i pochi ad essersi impegnati in modo considerevole. Ma rischia di essere stritolata tra Ferrero ed Ernesto. Decideranno al nazionale?

 

FalceMartello; settari (a Firenze). Stesso atteggiamento degli autoconvocati. Netti e “puri”. Sono ancora più critici dell’area Ernesto. Non accettano poltrone e sono sempre all’erta, gridando troppo spesso a congiure staliniste. Afflitti dalla sindrome di Calimero?

postato da: SanteCaserio alle ore aprile 24, 2008 11:04 | Permalink | commenti (10)
categoria:politica, vita personale, prc
lunedì, 21 aprile 2008

Notizie attendibili informano che la segreteria PRC aveva prenotato una pagina del Corsera, assieme ad altri giornali, per pubblicare l'appello per una sinistra unita. Quindi un partito unico. I primi due firmatari sarebbero stati Bertinotti e Ingrao.

Se il risultato fosse stato buono (+10%) sarebbe stato pubblicizzato come incoraggiamento a proseguire anche saltando il congresso. ,Se fosse stato un risultato medio (tra il 5 e il 10%) sarebbe stata data la colpa alla scarsa unità, quindi partito unico senza congresso anche in questo caso.

Parallelamente a Roma si teneva una riunione mirata e segreta del PdCI dove Rizzo e i suoi colonnelli avevano preparato la contromossa. Ossia la costituente per il partito di unità comunista.

Due loschi progetti. Che non dovrei pubblicizzare. Perchè ci dipingono in modo poco piacevole.

Ma questa è la politica che non mi piace. Fatta nei palazzi, per mere questioni di rimborsi elettorali, per poltrone e per tutto men che polis.

Non so con che mozione mi schiererò. Perchè ancora non sono chiare le linee e perchè il cuore contrasta con la ragione (al solito). Di certo sarò un rullo. Siam tutti compagni e i coltelli sono stupidi. Tanto meno dividersi ora... Di certo qualcosa è stato sbagliato. E servono mea culpa. A tutti i livelli. Senza uccidere nessuno temo che sarò molto duro, fin troppo (non conoscendo molte persone).

Ma vi pare che si possa dichiarare "sì ho parlato di superamento del partito ma non di sciogliemento"????
Che razza di presa in giro è? E poi perchè dipingere la linea federalista come scissionista?

Io credo che il partito unico sia una forma sbagliata. Perchè esclusiva. Tagli fuori esperienze e passati importanti e escludi chiunque sia esterno ai 4 partiti. Come di fatto è stata la Sinistra Arcobaleno che si è presentata alle elezioni. Un cartello elettorale che tagliava fuori tutto meno i 4 segretari. Che si riunivano quando e come volevano. Senza considerare i militanti, senza considerare niente.

Una federazione invece può funzionare, se chi ne fa parte viene eletto e ha dei compiti chiari e decisi. E soprattutto una federazione può tenere insieme anche realtà (come le associazioni antifasciste o anche l'ARCI e i centri sociali) che la tessera di un partito non la faranno mai.

Ho avuto una riunione strana oggi. Mi manca la campagna elettorale, anche se dormivo 3 ore. Almeno era vera politica. Ah, per la cronaca, ho portato un sacco di voti a Sinistra Arcobaleno. Certo rispetto al tracollo non sono nulla. Ma è stato una bella soddisfazione scoprire che c'è chi si fida di me. E questa è una ragione in più per cui mi rifiuto di vendermi a un certo modo di fare politica.

Sto ricevendo offerte nauseanti. Anche questa è un tipo di politica che non mi piace. Quella del trasformismo e quella priva di coerenza.

postato da: SanteCaserio alle ore aprile 21, 2008 20:57 | Permalink | commenti (10)
categoria:politica, vita personale, prc