Credo che il link sotto postato* spieghi in modo completo la mia posizione.
Ma ci tenevo ad aggiungere alcune considerazioni a quanto scrive Evangelisti.
Vige, nella sinistra diffusa, un timore. Quello dell’antisemitismo. È una questione di cui talvolta mi stupisco e su cui da piccolo mi facevo grasse risate. Ma come, io che conosco moltissimi ebrei amici di famiglia, scampati in ogni dove e perseguitati anche dal CCCP, potrei essere accusato di antisemitismo? E per giunta da un fascista? Invece scopro che la risposta a questa domanda non è affatto scontata. Davvero ognuno di noi si sente in obbligo di dimostrare che non è antisemita.
Ma diciamo le cose come stanno. Qui la questione ebraica non c’entra una cippa. E neanche la cultura.
Se criticare, anche aspramente, un esecutivo equivale a condannare un'etnia (ma poi non si potrebbe nemmeno parlare di etnia)… stiamo freschi. Arrivederci e grazie.

A molti sfugge un collegamento fondamentale tra il Salone torinese e quello parigino. Ebbene il boicottaggio di entrambi è sostenuto da diversi esponenti israeliani, o più in generale ebrei. Saranno antisemiti pure loro?
L’altro giorno leggevo l’intenzione, da parte dell'attuale esecutivo, di intensificare la risalita ebraica, per porre rimedio alla Diaspora e fondare una nazione ebraica sempre più forte nella sua identità. Su questo vorrei avere il diritto di non essere d’accordo. E vorrei continuare ad auspicare una convivenza fra i due popoli che non si traduca in un muro frapposto fra due culture. Il tribalismo padano lo critico qui come là.
Invece partono subito le sirene. Trascuriamo le dichiarazioni di Fini. Di
mostra di essere quel fascista che finge di non essere. Ma spaventa un attacco massiccio, trasversale e inquietante, di molti che dovrebbero invece appoggiare il boicottaggio (per coerenza con le loro posizioni).
mostra di essere quel fascista che finge di non essere. Ma spaventa un attacco massiccio, trasversale e inquietante, di molti che dovrebbero invece appoggiare il boicottaggio (per coerenza con le loro posizioni).Qui non si celebra/contesta la cultura israeliana. Ma l’anniversario del 1948, che è sì la nascita dello stato sionista ma è pure molto altro che nessuno pensa nemmeno ad accenare. E non si celebra un libro o degli scrittori, ma uno Stato. Alla fiera del libro si celebrano gli stati? Da quando? Da oggi, wow. No, non ci sto. Se parliamo di libri parliamo di libri. Non si può accettare che gli invitati siano stati scelti dal ministero degli interni di Israele e abbiano firmato un impegno per non denunciare le azioni criminali di Israele.
Il boicottaggio chiede una maggiore libertà. Celebrare la cultura, non le politiche di governo. Chiede di ricordarsi che esiste una questione palestinese. E chiede di lasciar fuori le ingerenze della politica.
Non continuo perché rischio di ripetere quanto invece c’è scritto in questo link… ma per cortesia, smettiamola di pensare che boicottare una fiera del libro sia stupido e bigotto. Equivale alla semplice non partecipazione. E non c’entra niente con il bruciare bandiere, che è un gesto stupido ma del tutto separato dalla Fiera del libro. Son due cose distinte.
*

Immagini liberamente tratte da;
independenciaculturalx.blogspot.com
postato da: SanteCaserio alle ore maggio 06, 2008 00:08 | Permalink | commenti (16)
categoria:politica, israele
categoria:politica, israele














