Stiamo per far nascere un progetto, anche editoriale, di cui vi terrò informati. Nel frattempo ecco una bozza del mio editoriale. Servono giudizi quanto mai spassionati
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La sinistra ha fallito. In due anni di governo ha quasi proseguito la linea politica del centro-destra, senza contrastare il precariato, l’omofobia, il senso di insicurezza. Le spese militari sono state aumentate, il frutto della lotta all’evasione fiscale devoluto interamente a favore della produttività e del debito pubblico. Mentre i prezzi del pane e della pasta lievitavano, imitando la continua impennata del petrolio. Quel poco di buono che si è combinato in meno di 24 mesi non si è neanche riusciti a comunicarlo in modo efficace, dando l’impressione di una macchina di potere bloccata nel pantano di litigi interni. Parimenti Rifondazione, e la sinistra in generale, si è sempre più distaccata dalla società. Con il risultato che i suoi elettori sono rimasti a casa, o addirittura hanno votato a destra, Bossi come Berlusconi. I comunisti pensano solo ai froci, dicono gli operai. Gli ideali sono tramontati, dice la gente. Io voglio gli straordinari, chiede l’italiano medio. Si accetta di aumentare il rischio sul posto di lavoro per qualche soldo, rassegnandosi allo stipendio. Non si pretende più niente, se non poter abbassare sempre più la testa. Voglio poter servire ancora di più la mia azienda, aumentando esponenzialmente il rischio di cascare da un’impalcatura. Voglio studiare per trovare un lavoro che piaccia alla società.
Il più grande successo della destra, in questi anni, favorita anche, nel breve, dall’entrata a gamba tesa di Veltroni, è stato quello di farci diventare tutti americani (statunitensi). Plasmandoci sul mito dell’uomo fai da te, di una società dove nessuno ti aiuta e dove devi pensare solo a te stesso, alla tua aiuola e al tuo prato. E chi meglio di Berlusconi può aiutarci a diventare tanti piccoli imprenditori? Inoltre siamo arrivati a sfogare tutte le nostre paure sugli immigrati clandestini. Così come nel primo dopoguerra si faceva sui comunisti e sugli ebrei (i gerarchi nazisti come quella larga fetta di popolazione che appoggiò le varie dittature, esasperata dalla crisi economica).
Ci dimentichiamo dei mutui, del precariato, dell’instabilità in ogni singolo ambito (compreso quello relazionale), trasferendoli sulle spalle del singolo episodio di cronaca. E ci dimentichiamo della società, illudendoci che l’interesse di Confindustria vada a braccetto con l’operaio metalmeccanico. O meglio non ci illudiamo, ma visto che la sinistra non ha cambiato nulla, ci rassegniamo, appioppando anche questa insoddisfazione sul ROM sotto casa, che oltre ad essere sporco è pure un po’ antipatico e ladro.
Ma la sinistra non è morta, e non deve essere ricostruita. Fino a quando resterà un oppresso da salvaguardare, fino a quando esisterà un proletario soggiogato dal lavoro, fino a quando le destre punteranno a smantellare i diritti dell’uomo, esisteranno lotte da portare avanti. C’è da rifondare il comunismo, da ripensare la forma partito, da ripensare il rapporto con la società, da spiegare che il problema non è la semplice criminalità, che i froci devono essere difesi al pari degli operai, che non c’è solo il proprio praticello.
C’è da spiegare perché la repressione e la cacciata degli stranieri sia semplice ipocrisia, visto l’ampio uso lavorativo di badanti e braccianti, di operai e muratori. C’è da spiegare che padroni a casa nostra non ha alcun senso, perché il mondo non è nostro, ma di tutti. E l’idea di essere padroni di una società in mano a banche ed industriali, a lobbies e multinazionali, è mera illusione.
Io credo nel cambiamento, e credo che sia possibile fare un balzo in avanti, cogliendo questa ultima possibilità di rialzare la testa in modo definitivo. Cessando di essere il partito per il proletariato, e diventando il partito del proletariato. Un termine desueto per molti, così come lotta di classe. Chiamatelo come volete, ma esiste un 10% degli italiani che detiene tutti i mezzi di produzione e la maggior parte delle ricchezze. Il resto sono briciole. E non è colpa del ROM.
Lotta di Classe nasce in questa prospettiva, con l’ambizione di non fermarsi ad un pezzo di carta, coinvolgendo sempre più le persone e riportando verso il basso la politica.
Un baluardo contro chi tenta di smantellare le bandiere rosse, vietandole perché troppo nostalgiche. Un baluardo a difesa del lavoratore nei call center, del lavoratore a nero, dell’immigrato sfruttato, dei dipendenti licenziati in tronco. Un baluardo a difesa delle diversità, religiose come sessuali. Contro la società della paura.
Il progetto è ambizioso e servirà lo sforzo di tutti quelli che di sinistra sono rimasti, senza cedere alle mode del tempo.
Per dare vita a un movimento reale che abolisca lo stato di cose presente.














