PRC-Impastato-Mafia

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lunedì, 12 maggio 2008
CPN

IL REGOLAMENTO DEL CONGRESSO http://www.rifondazioneinmovimento.org/wp-content/uploads/2008/05/regolamento-approvato-dal-cpn.pdf

Sul link qui sotto trovate la conferenza stampa del dopo CPN di ieri.

Vi preannuncio le accuse che verranno mosse alla mozione Grassi-Ferrero in queste settimane; Ferrero ha fatto parte del governo quindi come Giordano deve fare un passo indietro (Vendola non faceva parte di quei vertici che hanno portato il PRC a questo punto?). Ferrero viene da Democrazia Proletaria (vi garantisco che questa storiella pesa fra i militanti).

Aspetto le mozioni per schierarmi (ne esistono altre tre minori)

Cercherò di muovere critiche a tutti. Ma in questa conferenza stampa ci sono alcuni punti che non mi sono piaciuti.

1) Giordano pare sacrificarsi per il partito . Era ben chiaro, da tempo, che non aveva maggioranza. Non è un sacrificio, ma una necessità. Inutile fare ipocrite dichiarazioni.

2) Si era detto di non fare personalismi. E' palese la faccenda contraria. Le personalità non portano a niente. E la campagna acquisti della squadra Vendola è già cominciata da tempo.

Si aggiunga che i grandi giornali sono schierati con il giovane pugliese,visto decisamente più vicino a quella socialdemocrazia cara a Bersani.

Molto opportunismo, intendiamoci, serpeggia anche dalla parte Grassi-Ferrero. E il venir meno delle differenze storiche tra le due correnti suona anch'esso sospetto di opportunismo. Ma credo che non ci sia paragone di difetto. Per gli altri non ho nulla da eccepire (tranne forse la quinta mozione che ritengo francamente inutile stanto alle dichiarazioni dei suoi esponenti).

Ergo alla riunione di mercoledì del mio circolo proporrò attività pratica. La discussione sui personalismi e sulle poltrone la possiamo lasciare alla fase congressuale dopo giornate di attenta riflessione. Ma posso dire che non ci siamo. Lassù in cima si parla troppo di segreterie. E troppo si dice "dobbiamo recuperare il rapporto con la base". Se aspettiamo loro non si ripartirà mai. Occorre anticiparli. E capire che questo congresso difficilemente cambierà qualcosa. Occorre organizzarsi per il prossimo, dando il proprio contributo massimo quest'anno e continuando a lavorare nei territori.

Io preferisco le strade alle segreterie.

http://www.radioradicale.it/scheda/253632

postato da: SanteCaserio alle ore maggio 12, 2008 09:17 | Permalink | commenti (24)
Commenti
#1   12 Maggio 2008 - 09:45
 
... Vendola mi piace abbastanza ed un orientamento più "socialdemocratico" è a mio avviso più opportuno di un radicalismo estremo che porta solo all'annientamento (sai come la penso).

Sì! Ripartire dal basso più che dalle segreterie - come hai intenzione di fare Tu - è opportuno, altrimenti si rischia di "volare ideologicamente alto", ma senza più avere rapporti con la realtà (ed è quello che mi pare sia successo alle ultime elezioni).
Ciao

p.s.: Ti ho risposto da me sul significato - a mio avviso - del detto spagnolo.
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#2   12 Maggio 2008 - 09:55
 
@ isher

socialdemocratico per me ha un significato meno tradizionale ;-)!

per me, in Italia, significa perdere un profilo radicale (comunque non mi dire che Ferrero brucia bandiere in piazza).

nessuno nega l'importanza di relazionarsi col resto del popolo della sinistra (tranne alcuni, ma nemmeno fra le tre minori c'è questo rischio).

detto francamente... da Vendola continuerei ad aspettarmi lo scioglimento del PRC e la riduzione del comunismo a tendenza culturale.

io voglio comunque poter dire "sono comunista" senza vedermi messo da parte come una povera bestia. e in Spagna l'eccessiva voglia di aggregarsi ha portatao a questo. serve molta cautela. e il miglior modo per lavorare insieme è valere comunque tutti allo stesso modo. ed invece continua sempre la paura di sembrare troppo radicali. ma è l'atteggiamento che ha portato ai governi prodi. e non serve a nulla.

voglio un'identità forte e una base solida con cui pormi nella societù e nella politica.

Vendola non mi garantisce nulla di tutto questo. nemmeno l'indipendenza dal PD sarebbe troppo chiara.

no, loro non gli sceglierò. e non per estremismo, bensì perchè voglio qualcuno di rifondazione a dirigere rifondazione. non chi è indeciso tra rifare i DS ed entrare in SD.

voglio sapere dove sto, voglio un segretario che non và in prima fila da Padre Pio e che tenga un profilo netto su molte questioni.

indipendentemente dalle scelte personali che ognuno fa, vorrei anche che non ci fosse questo liderismo che da sempre accompagna i bertinottiani.

p.s. arrivo
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#3   12 Maggio 2008 - 10:01
 
@SanteCaserio
... ho letto e Ti capisco. Ognuno deve agire sentendosi in pace con la propria coscienza, altrimenti...

Lasciamo al tempo le risposte.

Ciao
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#4   12 Maggio 2008 - 10:05
 
@ isher

sperando che il tempo non ci freghi e che le risposte non siano troppo tragiche :)!

a presto!
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#5   12 Maggio 2008 - 11:53
 
[bonjour...appena ho due minuti leggo promesso]
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#6   12 Maggio 2008 - 11:56
 
@ Morfea77

dobraie utra!
non ti preoccupare. è un post scritto malino, ma l'argomento è anche poco interessante per chi è esterno.

quindi senza problemi :-)
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#7   12 Maggio 2008 - 12:39
 
Ahaha, e continui a dire che aspetti a schierarti..eddai, finiscila: sei shcieratissimo, su! e lo sei dall'inizio del dibattito.

C'è mica nulla di male, eh.
p.s. lo ho sentito il cpn.
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#8   12 Maggio 2008 - 13:01
 
@ moltitudini

e invece avrai sorprese ;)

non sono affatto schierato. io mi limito a valutazioni obbietive. ad oggi Ferrero, se si eslcudono Ernesto e FalceMartello, è più coerente e chiaro. E Vendola gode di un sostegno mediatico facilmente denunciabile.

Ogni valutazione politica è sempre mancata nei miei post.

Liberissimo di non crederci, ma evita accuse infondate ;)! Ho sempre detto di simpatizzare per l'area Ferrero-Grassi (più vicino all'area Grassi). Non ho mai detto di stare con quello o quell'altro. Poi ai tuoi occhi (ma stavolta solo ai tuoi, che forse mi conosci meno dei miei amici esterni ai partiti)sembra una cosa diversa da quella che è.

Poi a Genova 'sto congresso, visto come ne parli nel tuo blog, mi pare essere molto sottotono rispetto all'andazzo nazionale.

Io mi ritengo decisamente "libero". E le mie valutazioni esulano da quello che sarà il mio voto e l'eventuale elezione.

Questione di giorni. Ma ti assicuro che non ci sono certezze, fino alla lettura dei documenti. Se poi non ti torna quanto scrivo, allora parliamone :)
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#9   12 Maggio 2008 - 21:11
 
MA NASCERÀ DAVVERO LA SUPER REGIONE DELLA PADANIA?

FANTI SPIEGA LA SUA PROPOSTA PER UNA GRANDE “LEGA DEL PO”

di Francesco Santini . L’accordo tra Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto ed Emilia per superare la crisi è giudicato dal Presidente emiliano “improcrastinabile”. Quest’area geografica “ha in comune un groviglio di problemi irrisolti”. Alla vigilia dell’incontro Governo-Regioni fissato a Roma per metà novembre, Guido Fanti Presidente della Giunta dell’Emilia Romagna, rilancia con il tema Padania il ruolo dell’area del Po e giudica improcrastinabile un accordo tra Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto ed Emilia per superare la crisi che ha colpito il Paese. C’è sul tavolo del governo Moro il piano di intervento a medio termine e Guido Fanti propone la partecipazione delle Regioni al dialogo per il rilancio economico. Chiede perciò che al discorso con i Sindacati, il Governo affianchi in parallelo quello con le Regioni impegnate in queste settimane ad attuare i decreti anticongiunturali e a preparare i bilanci del prossimo anno. “È un’occasione che il Paese non può perdere – dice – un appuntamento al quale gli Enti locali, proprio per le funzioni loro attribuite, non possono mancare”. Inserisce su questo punto il progetto di un accordo tra le cinque Regioni dell’area del Po e subito aggiunge che la proposta non nasconde l’insidia di scaricare una nuova forza sul governo centrale: vuole al contrario, “convogliare l’apporto coordinato di un’area geografica che ha in comune un groviglio di problemi irrisolti, di scelte non fatte”. “Nessuno vuole indebolire il governo Moro – dice – anzi la nostra è una proposta di sostegno” e liquida i timori di una aggregazione tra Regioni forti, fatalmente contrapposte ad un Mezzogiorno debole, chiarendo: “Nel Centro- Nord la crisi economica non si è tradotta come al Sud, in crisi sociale: quindi in un discorso ampio di programmazione, la strategia di intervento non si deve risolvere sulla testa del Meridione d’Italia, anzi le cinque Regioni del Po sono chiamate a incidere come fattore di equilibrio”. Fa un esempio, quello dei Servizi sociali che sempre è stato molto a cuore agli amministratori emiliani e si dice pronto a “non pochi sacrifici”. Ricorda che in questo settore il livello raggiunto dalla sua Regione rappresenta una “singolare eccezione” ma si domanda: “In una situazione di crisi e di dissesto generale dell’economia, è giusto continuare con le scuole materne e gli asili nido addebitati alla spesa nazionale? Si possono ancora spendere somme così ingenti?” Per Fanti è necessario un coordinamento della spesa pubblica sul piano nazionale e subito aggiunge: “Noi siamo pronti a sacrificare parte delle nostre risorse purchè si sappia dove vanno a finire questi quattrini e insieme si decida come utilizzarli, si esige quindi un coordinamento secondo priorità valutate e programmate complessivamente”. In questo quadro che parte da un’analisi di crisi per il sistema economico “senza precedenza in 40 anni”, il Presidente della Giunta emiliana, individua nel superamento delle vecchie strutture dello Stato centralistico e nella rapida attuazione del nuovo Stato decentrato, “la via d’uscita per il Paese”. “Le Regioni – dice Fanti – rifiutandosi di chiudersi in se stesse, sono chiamate a svolgere il ruolo di protagoniste della politica nazionale e il consolidarsi dei rapporti permanenti, nell’area padana, rappresenta un contributo decisivo”. Le singole realtà regionali sono per Fanti limitate e i grandi temi, da quello dell’industrializzazione e dell’occupazione a quello degli investimenti “si estendono su aree geografiche ben più vaste; le risorse potenziali del Po sono disperse e inutilizzate, la crisi dell’agricoltura investe pesantemente anche le zone padane tradizionalmente più avanzate. Il patrimonio zootecnico si depaupera di giorno in giorno mentre il più grande fiume italiano è oggi una minaccia naturale, non una fonte di ricchezza”. Il progetto di aggregazione per le Regioni della Valle Padana è in formazione e si annunciano i primi contatti tra i Presidenti delle Giunte regionali. Fanti individua i punti al primo posto e le Regioni padane, nel tentativo di collaborare debbono tenere presenti essenzialmente, con gli sbocchi professionali dei giovani, il lavoro nelle campagne. “Ed è proprio nell’agricoltura che si fa necessario uno sviluppo coordinato tra le Regioni padane e quelle meridionali, non si può continuare a produrre disordinatamente senza confrontarsi sui problemi dell’irrigazione agricola, dei rapporti di produzione in agricoltura, delle colture pregiate, dell’industrializzazione agricola, della connessione agricoltura-industria”. Dall’agricoltura passa all’industria: “C’è da tener conto della domanda sociale, ma è necessario individuare tutti insieme, gli sbocchi sui mercati interni e su quelli esteri, ecco la necessità del confronto fra le Regioni del Po. Non si può ignorare la politica delle localizzazioni industriali, per uno sviluppo equilibrato del territorio”. Fa l’esempio dell’Innocenti, della necessità di riconversione produttiva da programmare con una base di organicità comune. Ecco la via d’uscita in nuovi indirizzi di polita industriale capace di promuovere l’ammodernamento e la ristrutturazione di alcuni comparti e di favorire processi programmati di riconversione nei settori destinati a un ridimensionamento. Dall’agricoltura, all’industria, alla ricerca scientifica, alla utilizzazione delle risorse naturali nell’area del Po, ad una diversa politica finanziaria che consenta un reale coordinamento. “Non c’è dubbio – dice – che non possiamo parlare di una programmazione nazionale e regionale senza lo strumento essenziale della politica finanziaria ed è qui che è necessaria un’iniziativa consona delle Regioni: non solo per la loro autonomia, ma nella direzione più generale di una riforma complessiva della finanza centrale”. Questa della Padania, è per Fanti una proposta essenzialmente politica. Ne ha parlato a Bruxelles, la settimana scorsa in sede CEE con il Presidente Ortoli e dice: “E’ inutile andare a Bruxelles a chiedere soldi per le Regioni quando non ci sono: la nostra proposta è stata diversa: chiediamo piuttosto che siano le Regioni e non la Cassa per il Mezzogiorno a gestire i fondi riservati in sede comunitaria, alle aree depresse del nostro Paese”.


(da La Stampa, 6 novembre 1975)

utente anonimo

#10   12 Maggio 2008 - 21:16
 
...ho postato l'intervista a Fanti per introdurre il dibattito su una sinistra geopolitica...padana...sostanzialmente quella che emersa nel voto delle ultime elezioni...tute blue e cuoriverdi...bisogna analizzare...la citata intervista del 6 novembre 1975 a Guido Fanti, Presidente della Regione Emilia Romagna, dimostra che il progetto geopolitico “Padania” non nasce, come comunemente si crede, nella Varese leghista post-democristiana degli anni ’90 bensì nell’Emilia-Romagna comunista degli anni ’70…eh si, la Padania e la “questione padana” non sono certo un’invenzione della Lega Nord…per verificare che poi la Padania in origine sia stata anche un progetto culturale oltrechè politico della sinistra emiliano-romagnola basta consultare il sito

http://www.comune.fe.it/iscofe/pada2.htm

dell'Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara dove si può leggere:

"PADANIA - storia cultura istituzioni Rivista semestrale dell'Istituto di Storia Contemporanea fondata nel 1985 L'area padana, regione cerniera tra la penisola mediterranea e il resto dell'Europa. Lo spazio geografico attorno e lungo il "grande fiume" in cui si é sviluppata una civilizzazione con caratteri fortemente similari, nonostante le lunghissime vicende di suddivisioni statali. Ricostruirne i tratti comuni senza trascurarne le diversità. L'obiettivo che PADANIA si propone avendo come pubblico ideale non solo studiosi e ricercatori ma quanti amano e si sentono protagonisti di questo mondo padano. Il progetto culturale della rivista privilegia quegli aspetti del vivere in comunità urbane e rurali che testimoniano un percorso comune, al di sopra e al di fuori dei confini stabiliti dalle diverse realtà amministrative: forme del lavoro, strutture di rappresentanza degli interessi e delle aspirazioni, tensioni ideali, immagini collettive, rapporti civili, esperienze e temi della vita quotidiana."

ciao
Miro Greenheart "Cuoreverde"
utente anonimo

#11   12 Maggio 2008 - 21:23
 
@ miro

ma queste istanze sono ben diverse da quelle leghiste. le vedo più vicine ad un ambito come quello del federalismo europeo. chi credi potrebbe intraprendere un dibattito simile? e con quali modalità?
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#12   12 Maggio 2008 - 21:30
 
...io sono un post-leghista (non rinnego niente ma in questa Lega "romana" non mi riconosco) che crede che l'idea della Padania possa comprendere varie visioni politiche...che non sia solo destra o sinistra...è interessante comunque sapere che il progetto Padania nasce appunto a sinistra...e che ora la Lega viene votata dagli operai che fino a ieri eprimevano scelte "comuniste"...tutto questo vorrà pur dir qualcosa...gli operai votando politicamente per la Lega Nord, hanno votato metapoliticamente per il territorio inteso come difesa del lavoro e della sicurezza sociale...socialismo e rivendicazione "identitaria" vanno di pari passo nella difesa dagli effetti devastanti della globalizzazione...in questo caso, parlare di Padania implica necessarimente una rivendicazione sociale e socialista...
Miro Cuoreverde
utente anonimo

#13   12 Maggio 2008 - 21:38
 
...in questo senso, molto interessante l'intervento di Michel Cahen "L'etnia e la rivoluzione"...

http://isole.ecn.org/reds/formazione/questionenazionale/nazioni0102cahen.html

...molto interessanti questi due passaggi:

"...L'etnia è per definizione interclassista: il che la rende peraltro sospetta a svariate correnti marxiste. Ma la visione "soggettiva", che faccio mia, non significa per niente che l'etnia galleggi a mezz'aria, rendendo impossibile ogni analisi materialista: essa è il risultato del confronto fra i rapporti sociali d'oggi e la memorizzazione culturale dei rapporti sociali del passato. In questo senso essa è vicina all'identità religiosa o di casta, ma non riposa sugli stessi livelli dell'immaginario. Tuttavia occorre riprendere questa questione dell'immaginario. In realtà, se questo concetto mi sembra indispensabile, esso è spesso frainteso, specialmente nei testi in lingua francese. Vi si parla di "comunità immaginarie", di "invenzione della tradizione" come "illusione identitaria", cosa che si spiega perfettamente se e solo si dà a "immaginario" il significato di "riguardante l'immaginario" e non quello di "immaginifico"; se e solo si smette di confondere l'immaginario con l'inesistente, cosa che hanno fatto e continuano a fare numerose correnti marxiste, con il concetto di "falsa coscienza" e altre giacobinate. Eppure gli stessi che parlano di "invenzione della tradizione" parlano del ruolo dello Stato, cioè delle élites, nell' "invenzione della nazione", che sembrerebbe un fatto ben reale. Ma può un'élite inventare una nazione senza l'esistenza almeno di un substrato identitario?..."

"...Molti antropologi e storici notano a ragione che la rivendicazione delle "origini", nel dibattito etnico, non tiene il passo della ricerca e che dominano le "logiche ibride" (indovinata espressione di Jean-Loup Amselle). Ma partendo da questa considerazione l'etnia primordiale non esiste essi tendono a deligittimare le espressioni politiche attuali: poiché l'etnia non è in realtà che un percorso all'interno di continui rimescolamenti, la rivendicazione di una eventuale espressione politica non potrebbe discendere che da minipolazioni. Ora poco importa sapere se gli Zulu o gli Ebrei hanno un'origine lontana o vicina, legittima o meno: se qualcuno si riconosce Zulu o Ebreo, è oggi Zulu o ebreo ed è controproduttivo rilevarne l'eventuale espressione politica. Infatti, se è vero che storicamente l'identità è un percorso e non una condizione, non è meno vero che gli individui che ne sono portatori la percepiscono, a un dato momento, come una condizione, e questo ha effetti politici. L'etnia, infine, sarebbe il prodotto dell'umanità emarginata, dei reietti della mondializzazione. È l'idea secondo la quale i popoli felici non hanno etnia, in altri termini una visione precaria dell'etnicità. Allora non si capisce più niente dell'etnicità piuttosto "felice" di Catalani, Scozzesi, Fiamminghi e perché no Valloni! Infine, poiché la nazione è una caratteristica dei paesi protagonisti della storia del XIX e XX secolo, l'etnia sarebbe una sopravvivenza del passato e le guerre inter-etniche attuali eredità delle rigidità staliniane o post-coloniali. Queste rigidità fanno evidentemente parte dei contesti storici da considerare, ma si nega così che possano esserci dei processi di produzione etnico-nazionale attualmente in corso e che ciò sia in realtà una tendenza costante della dialettica dei movimenti sociali...."


Miro
utente anonimo

#14   12 Maggio 2008 - 21:51
 
@ miro

questo discussione, oltre alla documentazione, è da affrontare in modo molto serio. però adesso non sono in condizione, causa esame molto tosto in vista.

dopo giovedì prometto di leggere tutto con più attenzione e di affrontare questa discussione. fino ad allora semplicemente un ringraziamento per le informazioni.

trovo la questione abbastanza interessante!!
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#15   12 Maggio 2008 - 21:56
 
ehi, mica ti accuso.

E' una constatazione, che nel merito alla fine confermi pure: è dall'inizio che sei legittimamente schierato con la (tattica) alleanza ferrero-grassi.
Ma mica è una accusa!

Non parteggio nè per l'una nè per l'altra opzione, per cui mica ti dico questa cosa con accezione ngativa.

Ma da questo e tutti gli altri post precedenti, ad ora e salvo cambiamenti futuri, il tuo posizionamento è chiaro (oltre che legittimo).

E mica c'è niente di male!
Non capisco perchè ti irrigidiscii se te lo faccio notare.

Non c'è bisogno di "conoscerti!: basta leggere quel che scrivi, dal post elezioni.

Ma mica è una critica!

Mica parteggio per Vendola.

Anzi: ho sentito la sua conferenza stampa, e la ho trovata patetica.

Pare l'unto del signore. Ad un certo punto ha annunciato "emozionato": ho ricevuto mezz'ora fa comunicazione da Bertinotti che dice che firmerà la mia mozione.
ahahah! Sai che novità: sono mesi e mesi che Fasuto lo ha indicato come successore.
Le critiche che fai all'ex maggioranza sono corrette.
Ma è anche vero che Ferrero non può certo chiamarsi fuori dalle responsabilità, dato il ruolo di capo delegazione al governo per il prc...

Così come il patto Ferrero &c. è tutto meramente tattico, non certo strategico o con un orizzonte politico (e lo evidenzi anche tu ricordandone la biografia non PCI..che in ogni caso se sarà un problema non lo sarà certo per i bertinottiani, ma semmai per quelli con cui è alleato...)
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#16   12 Maggio 2008 - 21:57
 
...ti ringrazio...sono anch'io molto interessato a sviluppare questo argomento...esame "tosto"?...quale se non sono indiscreto?...una semplice curiosità ciao...io l'università molti anni fa non sono riuscito a finirla...troppo pigro...ma questa è un'altra storia...ciao
Miro
utente anonimo

#17   12 Maggio 2008 - 22:10
 
@ moltitudini

non volevo dare impressione di irrigidimento.

io non risparmio critiche a Ferrero. come pure ne ho per Grassi, Ernesto e, sopratutto, falcemartello. ma ho visto che in questo periodo la cosa più utile era "pestare" sull'ipocrisia della mozione Vendola. tutto qui. il votare, presentare mozioni, essere eletti... è tutto un altro paio di maniche. là dipende soprattutto dai temi e dalle mozioni.

l'unto del signore è un ottima metafora. ;)!

p.s. non le risparmio a giro, sul blog ammetto che scarseggiano :)

@ miro

un esame di storia moderna, con un numero eccessivo di testi che impediscono il corretto studio del classico manuale... infatti tremo all'idea di toppare nella materia storicamente (:)) più proficua.... (dopo filosofia ovviamente)!
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#18   12 Maggio 2008 - 22:16
 
...il prossimo capitolo di storia moderna mi sa che lo dovremo scrivere noi...fra dieci anni è precisto il collasso della globalizzazione...c'è chi teorizza il ritorno allo stato del homo homini lupus...e pensare che hanno fatto girare la favola che la globalizzazione avrebbe significato la fine della storia e una nuova età dell'oro...ciao
Miro
utente anonimo

#19   12 Maggio 2008 - 22:27
 
...comunque tutta la storia moderna gira attorno ad una banale "invenzione"...il debito pubblico, inventato appunto nel 1600 in Inghilterra...il debito pubblico è il sistema con il quale da almeno 200 anni le lobbies finanziarie tengono per le "palle" gli stati moderni...le banche centrali producono carta e noi dobbiamo produrre ricchezza reale per pagare gli interessi del debito pubblico...come tu ben sai la gli azionisti della Banca d'Italia sono delle banche private...le banconote non appartengono allo stato ma solo le monete...e la logica del PIL che deve sempre essere incrementato per produrre ricchezza da tassare per pagare gli interessi del debito pubblico...e la logica di sfruttamento mondiale che viene condotta da 200 anni...colonialismo, guerre mondiali, imperialismo militare ed economico, controllo delle materie prime, globalizzazione...tutto gira attorno a questo semplice concetto IL DEBITO PUBBLICO...il vero "motore" della storia moderna...ciao
Miro
utente anonimo

#20   12 Maggio 2008 - 22:29
 
@ miro
quella, purtroppo, è storia contemporane. storia moderna và dal 1492 (o 1453) al 1848...

non mi chiedere altre spiegazioni... la testa sta esplodendo :P
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#21   12 Maggio 2008 - 22:32
 
...1848...anno interessante...l'anno della rivolta di Genova...quando Vittorio Emanuele fece bombardare la città...la Repubblica di Genova era stata annessa al Piemonte su decisione del Congresso di Vienna senza alcun plebiscito e con l'opposizione degli stessi diplomatici della Repubblica al Congresso...
Miro
utente anonimo

#22   12 Maggio 2008 - 22:34
 
...noi dobbiamo scrivere il capitolo della storia futura...ora tocca a noi...
Miro
utente anonimo

#23   12 Maggio 2008 - 22:41
 
@ miro
verissimo, concordo in pieno!
ma l'università è un ostacolo non prescindibile per me :(
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#24   12 Maggio 2008 - 22:45
 
...ok...avremo altre occasioni di appronfondire...ciao
Miro
utente anonimo

Commenti

categoria:politica, prc